Vaso

 

Garovaglio collezionista

Nei tre locali che occupano l'ala destra della villa di Loveno Alfonso Garovaglio aveva allestito il suo museo privato.
La prima sala raccoglieva i reperti preistorici e protostorici: industria litica di provenienza nordeuropea, reperti provenienti dalle stazioni palafitticole recentemente scoperte in Lombardia e dalle terramare dell'Emilia e i corredi scavati personalmente da Garovaglio a Golasecca, Castelletto Ticino e nei dintorni di Como.
Veniva poi la raccolta di oggetti fenici, etruschi, greci e romani, nella cosiddetta "Sala pompeiana" decorata con un mosaico pavimentale recante la scritta "Salve" .
La terza sala "all'egiziana" fu appositamente fatta decorare con geroglifici e simboli di divinità e arredata con vetrine in stile per contenere la raccolta di circa un migliaio di oggetti provenienti dall'Egitto.


Tutto il materiale archeologico per volontà di Garovaglio è passato dopo la sua morte al Museo di Como, dove è tuttora conservato.
Diversa sorte hanno subito altre parti delle sue collezioni: al Museo di Milano Garovaglio donò nel 1901 circa un migliaio tra chiavi, serrature e lucchetti dall'età romana al XVIII secolo, ora conservati presso le Civiche Raccolte di Arte Applicata; si sono invece perse le tracce di altri oggetti di artigianato artistico, i vetri di Murano, le ceramiche rinascimentali e un gruppo di statuine di Capodimonte citato da tutte le guide delle ville-museo del Lario di fine '800.
Anche delle oltre 2500 incisioni e dei numerosi quadri di pittori a lui contemporanei non è rimasto quasi nulla.


  Sarcofago della sacerdotessa Isiuret

Sarcofago della sacerdotessa Isiuret, VII sec. a.C.

  Sala decorata in stile egizio nella villa di Loveno  

Sala decorata in stile egizio nella villa di Loveno

 

La collezione egizia, oggi riallestita al Museo di Como nelle vetrine originali, comprende molte statuette in bronzo che raffigurano le divinità più diffuse, in particolare Osiride, Iside e il figlio Horo, e numerosi usciabti, statuine in faïence o legno che, secondo le credenze magico-religiose egizie, venivano poste nelle tombe per servire il defunto nell'aldilà Numerosissimi sono gli amuleti, utilizzati per proteggere l' uomo nei diversi momenti della sua vita. In particolare gli scarabei, identificati con il simbolo del dio sole Ra al suo sorgere, garantivano al defunto la continuazione di ogni funzione vitale.

 
 

Il pezzo più noto della collezione è il sarcofago della giovane Isiuret, nome che significa "Iside la Grande" , sacerdotessa del dio Amon di Tebe, vissuta nel VII sec.a.C. Il sarcofago è un involucro in cartonnage, costituito cioè da strati di tela stuccata e dipinta, che racchiudeva direttamente la mummia; esso era stato donato, ancora chiuso, al milanese Baldassarre Valerio dal Khediveh d' Egitto Mohammed Alì nel 1819 e solo nel 1887 divenne di proprietà del Garovaglio, che per primo tagliò l' involucro e esaminò la mummia.
Nel 1990 la mummia di Isiuret è stata sottoposta a radiografie e TAC presso l'ospedale "S. Anna" di Como, che hanno stabilito l'età della sacerdotessa fra i 18 e i 30 anni e permesso di meglio comprendere le metodiche usate nelle operazioni di imbalsamazione.

  Testa di efebo, V sec. a.C.

Testa di efebo, V sec. a.C.

 

La sala più prestigiosa del Museo, la sala Perrone, ospita in quattro vetrine di cristallo un centinaio di vasi figurati greci e magno-greci. Sono rappresentate le principali classi ceramiche della Grecia antica (ceramica corinzia, ceramica attica a figure nere e a figure rosse), cui si affiancano pregevoli prodotti della ceramografia italiota, in particolare apula e campana. Le immagini dei vasi attici ci introducono in un universo di guerrieri, divinità ed eroi del mito. Ugualmente degni di nota, i vasi delle popolazioni dell'antica Apulia mostrano ricchi schemi decorativi e geometrici. Nella stessa sala si può ammirare una testa in marmo di efebo, pertinente ad una scultura greca arcaica degli inizi del V sec. a.C.

La collezione di gemme e paste vitree è esposta al centro della sala in cui sono collocate le grandi tele raffiguranti i personaggi della famiglia Giovio. Si tratta di 66 intagli che vanno dagli scarabei etrusco-italici del IV secolo a.C. a gemme neoclassiche del XIX secolo d.C. Il nucleo più consistente è rappresentato però dagli esemplari di età romana repubblicana ed imperiale, acquistati da Garovaglio sul mercato antiquario, così come un gruppo di repliche in pasta vitrea di gemme antiche, realizzate nel XVIII secolo.

 

Gemma Isiaca

Gemma raffigurante una cerimonia sacra, I sec. d.C.

 


Coltello in ferro con manico in bronzo a testa d'ariete; da Angera, I secolo d.C.
 

Coltello in ferro con manico in bronzo a testa d'ariete; da Angera, I secolo d.C.

 
 

Un ambiente più piccolo, di passaggio tra il Museo Archeologico e la Sezione Risorgimentale, è stato destinato alla raccolta di oggetti figurati in bronzo di età preromana e romana. La maggior parte di questi provengono dal lascito Garovaglio: tra questi figurano numerose statuette di origine etrusca, umbra, sannitica, picena, paleoveneta, databili tra il VII e il II sec.a.C., raggruppate per tipologia e area culturale di provenienza. I bronzetti romani comprendono statuine di divinità e di animali, piccoli amuleti ed appliques, alcuni elementi figurati sono parti di oggetti di uso, manici di coltelli e sostegni di mobili o oggetti di arredo.

Alcuni oggetti archeologici sono esposti nelle sezioni Protostorica e Romana del Museo di Como, in particolare le ceramiche dell' Età del Ferro rinvenute nelle tombe in località Moncucco, Villa Nessi e Cardano, e vari reperti di epoca romana provenienti da Angera, ma anche dal Lazio e acquistati da Garovaglio sul mercato antiquario.

Numerosi altri materiali non sono al momento esposti, tra questi ricordiamo i reperti fenicio-punici provenienti dagli scavi di Tharros e Cornus in Sardegna, buccheri, recipienti in bronzo e un gruppo di specchi etruschi, una discreta raccolta di vetri romani.


  Stamnos etrusco in bronzo, prodotto a Vulci, V sec. a.C.

Stamnos etrusco in bronzo, prodotto a Vulci, V sec. a.C.